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PIANTO E CATARSI PER LA SOCIETA' ATTUALE
By: Getulio Baldazzi

Critica all'allenazione provocata dalla società attuale, con sovrapposizione di piani, accavallamento di colori, di immagini, a volte di particolare di esse, capacità espressiva di rendere la mercificazione moderna, caos, linea che diventa non trattino figura per rinnegare l'odierna condizione umana: tutto questo ed altro è la pittura di Francesco Straface.

Come in un break publicitario, è necessaria una sintesi suprema per rendere la variegata quotidianità contemporanea. Tutto è sotto il controllo del sistema e non solo per gli occhietti vitrei che ci spiano da ogni angolo di strada o di esercizio commerciale o di servizio sociale.

Anche la festa più importante dell'anno puo diventare, provocatoriamente, oggetto publicitario, prodotto da negozio, e figurare in una galleria di quadri.
A rivendicare la purezza, il pittore salva i blu eletrici dall'inficiamento di altri colori, come luogo di redenzione e di respiro, al cui interno solo per qualche bianco aspirale, e permessa la presenza; anche lì, come in una sorta di labirinto ad indicare l'assurdità entro cui si è andato a cacciare l'uomo. Questa concezzione dimostra la visitazione di Klein, che considerava il blu elettrico il colore astratto per eccellenza, fino a desiderare di brevettarlo.

La provocazione e la dissagrazione sono altre armi di Straface, tanto che alla famosa Sinfonia incompiuta di Sandro Chia, egli oppone un uomo nudo intento ad orinare dentro un water, mentre nello sciacquone, trasparente, due pesci si baciano, oppure si divorano fra loro se sono pirana. E' percepibile un simbolismo a più livelli, come un metalinguaggio che va dal raffinato al gergale.

Profondamente attento al vissuto, il pittore registra con perizia tecnica, il nostro tempo, tutto superficialità e poco profondità. Abile nel denunciare questo stato di cose egli osserva I grandi maestri ed arriva a soluzioni personali del surrealismo, dell'impressionismo e il suo stupore velato, della pop art; così in lui possiamo ritrovare un Vedova più compost, un Pollock dubitante e meno debordante, un Tancredi con più respiro, un Mathieu, un Gorky meno colorato, un Tàples, per quei segni che ricordano la scrittura araba, un futurismo, un primitivismo, un astrattismo, un informale; tutto in nome di un nuovo realismo, dettato da un misticismo concettuale che cerca di superare le aberrazioni quotidiane; perciò vediamo l'uso anche di oggetti comuni, la produzione di nature morte dal vago sapore classico, perché egli ha studiato tutto il passato pittorico e lo ha ben digerito.

Le sue improvise trasparenze sulla tela alludono alla necessità per l'uomo di tornare in se stesso, di vivere consciamente, mentre le spinte esterne dirottano in altre direzioni.

Artista di indubbio futuro e di piacevole presente, egli combatte la quotidianità con pennello sapiente che sa dove colpire; le sue esperienze in giro per il mondo lo hanno maturato; un albero di un vivo colore rosso domina la scena, e qui non possiamo non citare l'analogo soggetto di Mondrian, rosso come il suo, che come il suo grida, con il moto dei rami scheletriti, tutta la disperazione di una società alienante, mentre un diafano bianco-giallo porta in primo piano porzioni di monumenti classici quasi ad alludere anche al loro affossamento, strozzati dal cemento che impera.

E' tutto un gioco di cuore e di cervello che la mano di Straface registra e regala ai nostril occhi. La denuncia della donna oggetto, la sua "cosizzazione", mi si passi il termine inesistente, ma che calza a pennello è il caso di dire, la rende prodotto, bene di consumo, oggi che l'estetica femminile dice che deve imitare le rotondità dei fumetti, con un'esplosione di forme, mentre un bianco sottile sembra riprodurre ghirigori dall'incerta allusion fallica; è la denuncia dei muri delle nostre città. Anche le chiese non fugono a questa aberrazione ed insetti giganteschi muovono alla loro conquista finché il rosso, a tinte grosse, mobile, a vortici futuristici, a ricci, si espande su tutta la tela per riportare un equilibrio caro al nostro Francesco, come il verde d'altronde.

La sua accusa è netta: bello il cuore, non più in petto all donna ma sul suo grembo: è l'apice dell'arroganza di una società meschina e fasulla, che riduce tutto a sesso. Bisogna correre ai ripari; puntuale Straface ci offer la soluzione; la semplicità espressa con un mare azzurro mentre fiori gialli nascono ariosi sulla sabbia. Ecco il messaggio, la catarsi, l'ascesa, la riconquista di un'umanità smarrita e ritrovata tramite l'arte pittorica. Non a caso vedremo sue tele firmate con lo pseudonimo di "S." Francesco ad alludere al poverello di Assisi, forte del gioco di iniziale del suo cognome, appunto per "S".

Come fossero grandi miniature, i quadri di Straface curano i particolari di ogni centimetro quadrato di essi, costruendo vere e proprie storie; per tanto la loro osservazione ha bisogna di tempo, di riflessione, di elaborazione. Avviene spesso che egli inserisca nei suoi soggetti una sottile ironia, che diventa ferocia quando la colpa si fa grave; allora prende le vesti del fustigatore e condanna senza pieta, pur lasciando la strada per il superamento ed il ritorno all'equilibrio.
Oggi siamo in pieno globalismo, anzi, anche il locale è diventato glocalismo, per una speciale gioia di gargarismo della gola, perché il nostro è il mondo delle etichette e guai a non collocarsi sotto una di esse! A proposito, giova ricordare che il succitato movimento Informale, negli anni cinquanta aveva anticipato come sempre fa l'arte in una specie di dialetto comune a tutte le culture artistiche del mondo (era la prima volta che succedeva a tale livello), l'attuale globalismo.
L'osservazione del pittore spazia in ogni campo dell'esistenza umana, dalla religione alla politica, dall'arte al commercio, all'industria, dal divertimento programmato ad ogni costo, alla vacuità dei mass-media, rivelando le grosse bugie che I potenti hanno imposto e impongono a nazioni intere pur di fare trionfare il proprio tornaconto economico.

L'Artista soffre tale stato di cose e porge la sua strada ai suoi fratelli e a quanti vogliano percorrerla.
Ma l'artista è pericoloso, è difficile da controllare, fa paura al potere, bisogna ridurne la portata…

E il potere sta anche dentro le gallerie d'arte che impongono i loro artisti (al sessanta per cento, s'intende) e i soggetti delle tele a loro graditi, tagliando il resto, perché quasi sempre in fondo c'è il dio quattrino, e loro, le gallerie, I soldi li vogliono subito, non importa, ammesso che lo capiscano, se un pittore potrebbe esser il Michelangelo del futuro; loro, come in ogni odierno campo, dicono che è necessario un certo tipo di pittura, un cliché ripetuto all'infinito, che spinge ad acquistare senza scossoni sociali, come fotogrammi di un film, ma al contrario di quest'ultimo, l'etichetta di un pittore non porta a nulla se non ad un suo sfruttamento immediato ed intensivo per poi vederlo relegate fra la polvere e la muffa di un magazzino.

Questo e un mondo vorace che ha fame di volti nuovi, per cui, impedendone la storicizazzione, e quindi l'autorità, può su di loro mangiare a quattro palmenti senza che possano ribellarsi.

Francesco Straface conscio di questi giochi, non si presta ad essi, ha il coraggio di insistere sulla propria strada, che è una, nessuna e centomila per dirla con Pirandello; orgoglioso della propria libertà, segue l'istinto e quanto di buono li offre la fantasia; infatti egli non prepara la tela con un disegno, ma attacca subito a materiare l'opera con i colori. E i suoi colori, che non sono soltanto oli, tempere, ma siliconi e quant'altro si offre a portata di mano, trasmettono una carica vitale che spinge alla gioia e alla fortuna di vivere perché egli è felice di dipingere e di offrire agli altri una via di riscatto dall'ottusità generale.

Per questo noi vediamo nelle sue tele il transito di un'anima dall'inferno al paradiso, in una visione eroica e consapevole che ha l'intelligenza di sapersi prendere in giro e di mettersi in discussione, di dubitarsi, pronto sempre ad iniziare un nuovo cammino, un'altra avventura, in onore dell'istinto alla conoscenza che alberga dentro di noi; perché la vita e bella e ha spazi infiniti da esplorare in ogni età.

Ce lo dice Francesco Straface, lo ribadiscono i suoi colori, la sua grafica, il suo fumetto, nel nome di un'amore viscerale per il mondo, che riscatta l'uomo dale sue incredibili sciocchezze e che grida a vive pennellate che ce la si può fare.

Per tutto questo non ci stupiremo se, tra non molto, vedremo il nostro pittore, che ha già un suo originale e gradevole sito internet, spaziare nella net-art che fra tanti difetti, ad esempio può essere manomessa, ha il grande pregio di aggirare il costoso collezionismo privato a vantaggio e a favore della partecipazione di quanti, e sono tanti, amino l'arte.

- Getulio Baldazzi