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Francesco Straface - A Genzano di Roma
By: Domenico Gilio

"Se la Bellezza è più forte della ferocia"; questo è il titolo di un articolo di F. Merlo su la Repubblica, che viene assunto come chiave interpretative delle opera di F. Straface in mostra a Genzano.

Ho conosciuto solo da pochi giorni questo giovane artista e mi ha colpito profondamente la vivacità ed il tormento del suo pensiero. Lo splendore e l'energia che sprigionano le sue opera percettibili: come un'epifania dell'anima.

Perché insieme termini cosi antitetici di: bellezza e ferocia? La ragione è che le opera di Straface sono frutto della sua profonda conoscenza del mondo. Poiché egli vive ed opera nelle adiacenze del colonnato del Bernini al Vaticano di Roma, giornalmente, davanti ai suoi occhi, si svolge la storia umana lieta e triste, comica e tragica ad un tempo. Francesco Straface è al crocevia di tutti gli incontri possibili. Ogni giorno e in contatto con persone, cittadini, pellegrini, credenti di tutte le religioni e non credenti, che vengono a visitare il luogo dove si sommano tutti gli oracoli sulle origini e il destino dell'uomo. Partecipa ai loro bisogni materiali e spirituali; alle loro idealità ed aspettative. Sente le soddisfazioni dopo le visite e spesso le delusion. Egli studia il mondo non tanto sui libri quanto direttamente nel cuore e negli occhi della gente.

Ed avverte cosi più degli altri la mancanza di autenticità e di serenità nelle relazioni umane; le ipocrisie, le false regole, le guerre subdole, le insidie, le limitazioni inutile, I pregiudizi, per cui la vita associate, invece di essere la condizione per vivere felici insieme, si trasforma in una nuova giungla, labirintica, dove si ha il fastidio delláltro e non il piacere; dove si manifesta altro tedio, altra aggressività e una nuova condizione di alienazione.

Certo lo scenario attuale non è quello apocalittico della prima metà del novecento, rappresentato dale due guerre mondiali e dalla Guerra civile spagnola che hanno vissuto artisti, quail J. Mirò o P. Klee, di cui si intravedono sottili influenze nelle opera di Straface. Il mondo che si prospetta ai suoi occhi è ugualmente carico di incubi, per quanto egli osserva ogni giorno e per quanto potrebbe accadere, di assolutamente catastrofico, se si dovesse scatenare una nuova Guerra a livello planetario, a causa dei contrasti e dei rapport di forza tra le Nazioni più ricche e potenti e le Nazioni più povere della terra.

Il primo moto dell'anima che ci appare nelle opera di Straface è un'esplosione di rabbia e di protesta contro questo mondo, fatto ancora di attriti tra I popoli e tra le persone; ingannevole, assurdo, incivile.

Francesco esprime la sua angoscia in quadri di tipo fortemente espressionistico, in cui lo scenario è tipicamente urbano: strade, piazza, palazzi realizzati a tinte forti, violente, staccate, lacerate, frammentate; attraversate di linee che creano vortici di tensioni e di energie; in cui le persone hanno perso I connotati umani. Gli oggetti sono affastellati, stipati in spazi angusti, che sono gabbie di construzioni e di sofferenza e non luoghi dove si possa espandere la vita in una comunità di persone, come una fioritura in un giardino di benessere.
Emblematico è il quadro che rappresenta la tragedia delle torri gemelle a New York, il cui motive più raccapriccviante è dato dal burattino Pinocchio messo al lato destro che rappresenta la falsità, le bugie e le responsabilità forse dello stesso Presidente nell'evento più tragico della storia degli Stati Uniti d'America . Particolarmente significativo è anche il quadro che ritrae in un colore non umano, ma come di essere alieno, la donna nuda, palesemente provocante, ma anche fragile nell'atto di esporre il suo corpo e i suoi bisogni, mentre all'sterno la cabina telefonica ed altri oggetti alludono alle esigenze, che mai possono essere sopite, di comunicare e di ritrovare una dimensione di sé più autentica e naturale.

Nel caos senza orizzonti si perdono i tratti umani. L'Autore, su una linea che richiama Mirò, produce figure deformate, capovolte nello spazio e confuse nella propria identità sessuale. Nel fondo però del paesaggio destrutturato rimane uno spiraglio di ricostruzione e di ripresa di un significato del reale. In un quadro viene raffigurata fisicamente la chiave e poi delle lettere sparse dell'alfabeto e un viso umano rotondo di luna piena, quasi sorridente, ed altri segni per ritrovare una linea di pensiero, nel dedalo della confusione. Le rappresentazioni drammatiche dello sconvolto scenario urbano conservano elementi di unità, certamente non intatte, ma comunque evocatrici di significati: la giostra che e segno di festa e di gioia; il presepe, che richiama a un'infansia perenne; la chiesa e cuori dipinti e cirri, che sembrano occhi che danno punti di trasparenza, spazi aperti del reale o comunque una possibilità di intelligenza del mondo. L'albero rosso che si staglia al di sopra delle costruzioni, verso il cielo, a segnare l'espandersi della vita; albero, che nella fase della sua composizione è tovaglia di un tavolo riccamente colorata. Come se nella mente di Dio l'umanità sia immaginata a un convito di festa: tale scena infatti e riportata in un'altro bellissimo quadro.

C'è insomma nelle opera di Starface, tutta la vita che pulsa, calda, nonostante le insidie del male, presente come un animaletto nero davanti alla chiesa ai piedi del quadro. Anche sul luogo delle torri gemelle è ripresa la vita. Il sito e un luogo di memorie; ma diventa anche lo spettro di un'aiuola quadrata, di fiori rossi e oro acceso, a illuminare una scena di vita surreale. Se si escludono le machine poste nella periferia, le persone sulla piazza e in particolare una donna, che spinge la carrozzella con due bambini, vivono in un'atmosfera di fiaba e di sogno, emerse da un inconscio collettivo.

Cosi il pesce bianco striato di rosso, messo nel vaso di vetro trasparente, è un essere magico che emette luce sua propria; mentre il vuoto della macchia bianca e nera, posizionata sul piano sovrastante a forma di scacchiera, che sembra anche un agglomerato di case appena accennate, è attenuato dal quadro di fiori gialli con lo sfondo del cielo azzurro, sfumato di verde, che si proietta da uno schermo televisivo o di un computer.

Frutto rigerminato dall'impressionismo francese è in fine il notturno del grattacielo e della torre. L'autore è attentissimo alla distribuzione dei colori: il fondo scuro prende vita con uno squarcio azzurro che si apre sulla torre e si sparge sfumato sul paesaggio. Verticale, gotico, il grattacielo si illumina nelle finestre dei vari piani con una luce Bianca e verde, mentre da una fonte prodigiosa invisibile dilaga in basso una luce d'oro e verde chiaro e i lampioni stampano strani capolini di margherite o rose sospese in una dimensione senza tempo, da cui si dipartono dischi rossi e bianchi, che vagano nello spazio, come bolle colorate, extraterrestri, riverberanti un viola rosato a macchie chiare. E' luce metafisica che piove sulle cose in un momento in cui il tambusto della vita del'uomo si è fermato.

Sono questi I giochi che promanano dal cuore e dalla fantasia di Francesco Starface: l'angoscia di fronte alla follia della vita urbana diventa caduta nei precipizi, ma anche elevazione del'anima. Per il filosofo Leibniz: Esse est percipi: l'essere è essere percipito. E' come affermare che l'essere non esiste se non e visibile; se non è canto o musica, o parola; se non è colore ed imagine. L'artista ha questo dono miracoloso di farci toccare l'essere, oltre le mutevoli e ingannevoli apparenze. Come dire che Dio ha incominciato ad esistere veramente solo dopo che ha creato l'uomo, in cui si può specchiare e che, con la sua coscienza, lo riconosce Creatore di tutto l'universo.

Come dice P. Klee di sé, Francesco è "Più vicino di altri al cuore della creazione – Ma sempre troppo lontano" da essa, perché questo è il destino dell'uomo. L'arte è un cammino senza fine, la cui motivazione è anche tensione morale. La denuncia di Francesco Straface richiama alla coerenza e alla responsabilità; non è fuga nell'irreale o regressione in un mondo arcadico, forse mai esistito. Richiede comunicazione, che è la condizione per essere più umani.

- Domenico Gilio